Il
macedone e il bulgaro fanno sempre parte della famiglia delle lingue
slave meridionali, assieme a sloveno e serbo/croato. Entrambe si
scrivono in caratteri cirillici – solo
in cirillico,
non c'è digrafia come in serbo – ma il cirillico macedone è
praticamente uguale a quello serbo a parte i caratteri <ѓ>
e
<ќ> che
sostituiscono <ћ> e <ђ>
(corrispondenti a <ć> e <đ> in caratteri latini).
Il lessico del macedone è ampiamente comprensibile da un parlante di
serbo/croato o bulgaro; di base il vocabolario è bulgaro, ma
nell'ultimo secolo ha subito una forte "serbizzazione"
dovuta anche al fatto che durante il periodo iugoslavo i macedoni
studiavano in serbo a scuola.
Le
caratteristiche più interessanti di queste due lingue riguardano la
declinazione nominale: uno dei tratti principali di tutte le altre
lingue slave (non solo del gruppo meridionale) è la complessa
flessione nominale, suddivisa in tre generi (maschile, femminile,
neutro), due numeri (singolare e plurale, talvolta anche il duale),
sette casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo,
locativo/prepositivo, strumentale) combinati in 4-7 declinazioni (e
voi che vi lamentavate del latino e del greco!). In bulgaro e
macedone tutto questo sistema si è enormemente semplificato, perché
i casi sono (quasi) spariti e i sostantivi si declinano solo per
genere e numero, esattamente come in italiano. Altra peculiarità è
che bulgaro e macedone, unici tra le lingue slave, hanno gli articoli
determinativi che si pospongono come suffissi ai sostantivi come
succede in romeno, in albanese e nelle lingue scandinave. Facciamo un
esempio: prendiamo le parole macedoni пријател
(/prijatel/ "amico"), пријателка
(/prijatelka/ "amica") e сонце (/sonce/ "sole"),
aggiungendo i suffissi determinativi /-ot, -ta, -to/ diventano
rispettivamente пријателот (/prijatelot/ "l'amico"),
пријателката (/prijatelkata/ "l'amica") e
сонцето (/sonceto/ "il sole"). A differenza del
bulgaro, il macedone ha suffissi anche per i dimostrativi, quindi
possiamo trovare anche пријателов (/prijatelov/ "questo
amico") e пријателон (/prijatelon/ "quell'amico").
Il
fatto che non ci siano i casi porta spesso alcune persone con una
conoscenza superficiale di queste lingue a pensare che macedone e
bulgaro siano molto "più facili" rispetto alle altre
lingue slave. Ma la Dea delle lingue, geniale e birichina, tende a
bilanciare i lati complessi e accessibili in ogni sua creazione: se
vogliamo, la contropartita di questa minore flessione nominale è
un'enorme articolazione dei tempi verbali. Chi conosce almeno un po'
una lingua slava sa che il punto essenziale nello studio dei verbi è
comprendere la differenza tra aspetto perfettivo e imperfettivo (per
spiegare, grosso modo, è quello che in italiano ci fa distinguere
tra l'imperfetto e il passato remoto, per esempio tra "mangiai"
e "mangiavo"), poi la coniugazione verbale è tutto sommato
semplice visto che passato, futuro e condizionale sono in fondo tempi
analitici (cioè composti da ausiliare e una forma verbale come
infinito o participio). In serbo/croato esistono, inoltre, i tempi
imperfetto e aoristo ("passato remoto") sintetici – ossia non composti con l'ausiliare,
la stessa differenza strutturale che c'è in italiano tra "mangiai",
forma sintetica, e "ho mangiato", forma analitica – ma sono
ormai relegati alla lingua scritta letteraria d'epoca e i parlanti
preferiscono usare le forme analitiche. In macedone e in bulgaro,
invece, le forme analitiche e sintetiche coesistono e hanno il loro
uso specifico, quindi le voci sulla tabella della coniugazione sono
in numero decisamente maggiore: per fare un confronto, la frase
minima ja
sam čitao
in croato o я
читал in
russo ("io leggevo", letteralmente io + [ausiliare] +
participio di leggere) in bulgaro si può rendere con аз
четях (/az četjah/, аз
/az/ è il pronome "io"), аз
четох (/az četoh/), аз
съм чел (/az sǎm čel/), аз
съм четял (/az sǎm četjal/) e
ognuna di queste forme – le prime due sintetiche, le seguenti
analitiche – ha un ruolo sintattico o una sfumatura semantica
precisa. E per quanto riguarda i tempi passati il macedone non si
ferma a questo: forse per vicinanza ad altre lingue balcaniche non
slave (romeno, greco e albanese, la cosiddetta "lega linguistica
balcanica" o Balkansprachbund in
tedesco), il macedone è l'unica
lingua slava ad aver sviluppato un tempo verbale perfetto che impiega
come ausiliare il verbo avere (има ima)
e il participio passato passivo (per esempio, имам видено
/imam videno/ "ho visto"), come succede anche in tutte le
lingue germaniche e romanze ("ho visto", "he visto",
"am văzut",
"I have seen", "ich habe gesehen", "ik heb
gezien"). Quindi se avete intenzione di studiare macedone o
bulgaro, sappiate che il tempo che risparmierete sulle tabelle delle
declinazioni nominali lo spenderete su quelle delle coniugazioni
verbali!
Buon
anno! Sretna nova godina!
5 commenti:
Oh. Anno nuovo, nuova puntata "o jeziku i t.d.".
Non sapevo (quasi) nessuna delle nozioni che ci hai così chiaramente trasferito.
Grazie grazie hvala!
:-*
detto tutto questo: come fai a dire che c'è una Dea delle Lingue? per me è un Dio, maschio e incazzoso.
;) buon anno
@Biljana drago mi je da sam koristan ;)
@Suibhne Ma perché tu hai in mente il dio biblico della torre di Babele, la mia dea è una geek linguista pagana con un gusto barocco.
io non sarò mai barocco, mai. Né idolatra.
;-)
I miei amici greci ce l'hanno a morte coi macedoni. Si chiama FYOM, non Macedonia! In realtà ce l'hanno a morte anche con gli albanesi (Epiro docet), i turchi e i bulgari. I greci odiano tutti i propri vicini e si considerano the crown of civilization.. vabbè ma questa è una digressione...
Sull'articolo determinativo da mettere alla fine della parola: per me era un incubo quando vivevo a Stoccolma. All'inizio non mi entrava in testa che l'articolo sta alla fine della parola poi mi ci sono abituato. Anche la toponomastica ne risente tantissimo e alla fine ci fai l'abitudine.
Posta un commento