sabato 31 dicembre 2011

Le lingue dell'ex Iugoslavia 4: il macedone.

La Macedonia, una delle repubbliche dell'ex Iugoslavia indipendente dal 1991 come Slovenia e Croazia, ha sempre avuto un problema di nomi. Sembra assurdo, ma spesso solo il chiamare le cose in un modo invece di un altro può provocare incidenti diplomatici imbarazzanti; e la Macedonia ne è l'esempio. La Grecia si è sempre opposta al conferimento del nome "Macedonia" al nuovo stato, perché con questo toponimo riconosce soltanto l'attuale regione greca della Macedonia (Μακεδονία) oppure l'antico regno ellenistico di Filippo II e Alessandro il Grande; per questo motivo, in ambito internazionale il paese è conosciuto con la sigla FYROM, ossia Former Yugoslavian Republic of Macedonia (ex Repubblica Iugoslava di Macedonia) oppure con il nome della capitale Skopje. Dal punto di vista linguistico, che qui ci interessa di più, la situazione non è molto diversa, perché la Bulgaria si oppone al riconoscimento di una "lingua macedone" preferendo diciture più sofistiche come "bulgaro macedone", "dialetto bulgaro di Macedonia", "varietà macedone della lingua bulgara" ecc. Difatti, da un lato va detto che è impossibile parlare del macedone trascurando il bulgaro, ma dall'altro esiste una lingua standard ufficiale riconosciuta dai suoi parlanti almeno dai tempi della Repubblica Federale di Iugoslavia. Per fortuna noi linguisti, almeno quelli seri, non abbiamo bisogno di leggi o accordi internazionali per discutere delle lingue, dato che "ci limitiamo" ad analizzare l'atto linguistico scevro dalle etichette politiche (e anche quando le usiamo è solo nel modo più neutro e intuitivo per motivi di immediatezza, come abbiamo visto per "croato" e "serbo"). 


Il macedone e il bulgaro fanno sempre parte della famiglia delle lingue slave meridionali, assieme a sloveno e serbo/croato. Entrambe si scrivono in caratteri cirillici – solo in cirillico, non c'è digrafia come in serbo – ma il cirillico macedone è praticamente uguale a quello serbo a parte i caratteri <ѓ> e <ќ> che sostituiscono <ћ> e <ђ> (corrispondenti a <ć> e <đ> in caratteri latini). Il lessico del macedone è ampiamente comprensibile da un parlante di serbo/croato o bulgaro; di base il vocabolario è bulgaro, ma nell'ultimo secolo ha subito una forte "serbizzazione" dovuta anche al fatto che durante il periodo iugoslavo i macedoni studiavano in serbo a scuola.


Le caratteristiche più interessanti di queste due lingue riguardano la declinazione nominale: uno dei tratti principali di tutte le altre lingue slave (non solo del gruppo meridionale) è la complessa flessione nominale, suddivisa in tre generi (maschile, femminile, neutro), due numeri (singolare e plurale, talvolta anche il duale), sette casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, locativo/prepositivo, strumentale) combinati in 4-7 declinazioni (e voi che vi lamentavate del latino e del greco!). In bulgaro e macedone tutto questo sistema si è enormemente semplificato, perché i casi sono (quasi) spariti e i sostantivi si declinano solo per genere e numero, esattamente come in italiano. Altra peculiarità è che bulgaro e macedone, unici tra le lingue slave, hanno gli articoli determinativi che si pospongono come suffissi ai sostantivi come succede in romeno, in albanese e nelle lingue scandinave. Facciamo un esempio: prendiamo le parole macedoni пријател (/prijatel/ "amico"), пријателка (/prijatelka/ "amica") e сонце (/sonce/ "sole"), aggiungendo i suffissi determinativi /-ot, -ta, -to/ diventano rispettivamente пријателот (/prijatelot/ "l'amico"), пријателката (/prijatelkata/ "l'amica") e сонцето (/sonceto/ "il sole"). A differenza del bulgaro, il macedone ha suffissi anche per i dimostrativi, quindi possiamo trovare anche пријателов (/prijatelov/ "questo amico") e пријателон (/prijatelon/ "quell'amico").


Il fatto che non ci siano i casi porta spesso alcune persone con una conoscenza superficiale di queste lingue a pensare che macedone e bulgaro siano molto "più facili" rispetto alle altre lingue slave. Ma la Dea delle lingue, geniale e birichina, tende a bilanciare i lati complessi e accessibili in ogni sua creazione: se vogliamo, la contropartita di questa minore flessione nominale è un'enorme articolazione dei tempi verbali. Chi conosce almeno un po' una lingua slava sa che il punto essenziale nello studio dei verbi è comprendere la differenza tra aspetto perfettivo e imperfettivo (per spiegare, grosso modo, è quello che in italiano ci fa distinguere tra l'imperfetto e il passato remoto, per esempio tra "mangiai" e "mangiavo"), poi la coniugazione verbale è tutto sommato semplice visto che passato, futuro e condizionale sono in fondo tempi analitici (cioè composti da ausiliare e una forma verbale come infinito o participio). In serbo/croato esistono, inoltre, i tempi imperfetto e aoristo ("passato remoto") sintetici  – ossia non composti con l'ausiliare, la stessa differenza strutturale che c'è in italiano tra "mangiai", forma sintetica, e "ho mangiato", forma analitica – ma sono ormai relegati alla lingua scritta letteraria d'epoca e i parlanti preferiscono usare le forme analitiche. In macedone e in bulgaro, invece, le forme analitiche e sintetiche coesistono e hanno il loro uso specifico, quindi le voci sulla tabella della coniugazione sono in numero decisamente maggiore: per fare un confronto, la frase minima ja sam čitao in croato o я читал in russo ("io leggevo", letteralmente io + [ausiliare] + participio di leggere) in bulgaro si può rendere con аз четях (/az četjah/, аз /az/ è il pronome "io"), аз четох (/az četoh/), аз съм чел (/az sǎm čel/), аз съм четял (/az sǎm četjal/) e ognuna di queste forme – le prime due sintetiche, le seguenti analitiche – ha un ruolo sintattico o una sfumatura semantica precisa. E per quanto riguarda i tempi passati il macedone non si ferma a questo: forse per vicinanza ad altre lingue balcaniche non slave (romeno, greco e albanese, la cosiddetta "lega linguistica balcanica" o Balkansprachbund in tedesco), il macedone è l'unica lingua slava ad aver sviluppato un tempo verbale perfetto che impiega come ausiliare il verbo avere (има ima) e il participio passato passivo (per esempio, имам видено /imam videno/ "ho visto"), come succede anche in tutte le lingue germaniche e romanze ("ho visto", "he visto", "am văzut", "I have seen", "ich habe gesehen", "ik heb gezien"). Quindi se avete intenzione di studiare macedone o bulgaro, sappiate che il tempo che risparmierete sulle tabelle delle declinazioni nominali lo spenderete su quelle delle coniugazioni verbali!


Buon anno! Sretna nova godina!

5 commenti:

Biljana ha detto...

Oh. Anno nuovo, nuova puntata "o jeziku i t.d.".

Non sapevo (quasi) nessuna delle nozioni che ci hai così chiaramente trasferito.

Grazie grazie hvala!

:-*

suibhne ha detto...

detto tutto questo: come fai a dire che c'è una Dea delle Lingue? per me è un Dio, maschio e incazzoso.

;) buon anno

Jadran ha detto...

@Biljana drago mi je da sam koristan ;)

@Suibhne Ma perché tu hai in mente il dio biblico della torre di Babele, la mia dea è una geek linguista pagana con un gusto barocco.

suibhne ha detto...

io non sarò mai barocco, mai. Né idolatra.

;-)

fabristol ha detto...

I miei amici greci ce l'hanno a morte coi macedoni. Si chiama FYOM, non Macedonia! In realtà ce l'hanno a morte anche con gli albanesi (Epiro docet), i turchi e i bulgari. I greci odiano tutti i propri vicini e si considerano the crown of civilization.. vabbè ma questa è una digressione...

Sull'articolo determinativo da mettere alla fine della parola: per me era un incubo quando vivevo a Stoccolma. All'inizio non mi entrava in testa che l'articolo sta alla fine della parola poi mi ci sono abituato. Anche la toponomastica ne risente tantissimo e alla fine ci fai l'abitudine.