sabato 16 luglio 2011

Le lingue in ex Iugoslavia 3

Prima di partire per il mio consueto periodo rigenerante in Croazia, mi sembrava giusto almeno completare il discorso su serbo e croato (e bosniaco e montenegrino). Abbiamo visto nel post precedente che, nel continuum linguistico serbo/croato, il serbo standard e il croato standard sono due varianti dello stesso sistema distinguibili per l’esito del fonema jat del paleoslavo. In realtà questo non è l’unico discrimine – pur rimanendo quello sostanziale – perché esistono altre differenze sul piano fonologico, grafico e lessicale che ora vedremo.

Grafia
Si dice che distinguere croato e serbo alla lettura sia semplicissimo perché il primo si scrive in caratteri latini, mentre il secondo in caratteri cirillici. E invece no, o meglio, non esattamente: il serbo è uno dei pochi esempi di digrafia, ossia è una lingua che può essere scritta in due alfabeti (latino e cirillico) in tutti i contesti comunicativi. Durante il periodo iugoslavo, per questioni di uniformità e mutua comprensione con croati e sloveni l’alfabeto latino era preferito in Serbia, tanto che si prevedeva che prima o poi il cirillico sarebbe caduto in disuso. Con i nazionalismi degli anni Novanta, il cirillico è tornato in auge come elemento distintivo nei settori più reazionari della società, tanto che ora è possibile distinguere la stampa conservatrice e quella progressista proprio per l’alfabeto usato.
Gli alfabeti latino e cirillico non sono gli unici usati per trascrivere il serbo/croato, fino agli anni Trenta dello scorso secolo si potevano ancora trovare testi scritti in glagolitico in Croazia (di cui si è parlato qui) e in arabica (l’alfabeto arabo adattato) in Bosnia.

Lessico e morfologia
Elencare tutte le parole che differiscono tra serbo e croato standard non avrebbe tanto senso ai fini di questo ciclo di post, e forse non sarebbe proprio possibile, per cui mi limito ad accennare le variazioni più razionalizzabili in termini fonologici. Un numero minuscolo di vocaboli contenenti il fonema /f/ in serbo hanno un corrispettivo con /v/ in croato, l’esempio più comune è la parola “caffè”, kafa in serbo e kava in croato. Viceversa, alcune parole che in croato hanno la /h/ in serbo hanno la /v/, per esempio buha, duhan, kuhati, suh (“pulce”, “tabacco”, “cucinare”, “asciutto”) in croato sono buva, duvan, kuvati, suv in serbo. Un altro gruppetto di parole che termina in /ol/ in croato, non presenta in serbo la /l/ (anche se nella declinazione ricompare): così i croati sol, stol, vol,(“sale”, “tavolo”, “bue”) diventano so, sto, vo in serbo. In croato tendenzialmente si preferisce il suffisso -ica per creare il femminile delle parole che indicano occupazione, mentre in serbo si usa perlopiù -ka oppure -kinja: così, in croato abbiamo studentica e profesorica (“studentessa” e “professoressa”) mentre in serbo studentkinja e profersorka. Molti verbi derivati da radici latine hanno un suffisso in -irati in croato (calcato sui verbi in -ieren in tedesco), mentre in serbo gli stessi terminano in -isati oppure -ovati: per esempio kontrolirati e organizirati (qui direi che non serve la traduzione) in croato, sono kontrolisati e organizovati in serbo.
Un altro punto secondo me interessante riguarda alcuni toponimi entrati in croato tramite il latino e in serbo tramite la matrice greco-russa: Atena/Atina (Atene), Betlehem/Vitlejem (Betlemme) Europa/Evropa (Europa), Cipar/Kipar (Cipro).

Neologismi
A parte le differenze sistematiche elencate sopra, che probabilmente riguardano una porzione esigua del vocabolario serbo/croato, la differenza principale consiste nel fatto che se in serbo ci sono molte parole con radici greco-latine o comunque straniere (quelle che loro chiamano “internazionalismi”), in croato si raccomanda l’uso di parole esclusivamente slave. C’è sempre stata una certa tendenza purista in Croazia, assopita durante l’era di Tito ma riesplosa durante i conflitti degli anni Novanta con la conseguente creazione di numerosi neologismi dall’esito più o meno fortunato. Quindi se in un giornale serbo su leggono parole comprensibili a un parlante italiano come geografija, kompjuter, avion, aerodrom, univerzitet in quello croato ci si imbatte in zemljopis, računalo, zrakoplov, zračka luka, sveučilište. L’emblema di questo processo è di sicuro la denominazione dei mesi, che merita un post specifico. Va detto, però, che a vent’anni dall’indipendenza questo impulso purista sta progressivamente scemando, quindi anche se al telegiornale possiamo ascoltare zrakoplov la maggior parte dei parlanti in Croazia continua a usare avion comunemente. Spero che col passare del tempo certe ridicole invenzioni lessicali, come zrakomlat ("fendiaria") per helikopter e brzoglas ("velocifono") per telefon, possano cadere nell’oblio che meritano.

Bosniaco e montenegrino
Come riflesso del nazionalismo linguistico croato e serbo si è inserita l’aspirazione di alcuni bosniaci e montenegrini a vedere le loro varianti assurgere allo status di lingua al pari delle “sorelle maggiori” (le quali già non sono considerate entità distinte da nessun linguista degno di questo nome). Entriamo più nello specifico. Con “bosniaco” si intende la variante del serbo/croato parlato dai bosgnacchi, ossia i musulmani della Bosnia: linguisticamente non esistono veri tratti caratterizzanti rispetto al dialetto serbo e al croato, condivide alcuni aspetti di entrambe le varietà con qualche parola in più di origine ottomana (turca o araba), ma in fondo niente di così sostanziale: nell’uso quotidiano sono molto meno di quello che riportano certe grammatiche. Alcuni estremisti hanno proposto la riesumazione dell’arabica, l’alfabeto arabo adattato alla fonologia del serbo/croato, ma ovviamente la proposta ha lasciato il tempo che ha trovato. Il cosiddetto montenegrino, poi, mi risulta ancor più un enigma: è una variante ijekava (si veda govori) del serbo, ma lessico, morfologia e sintassi sono assolutamente identiche. Suppongo che ci sia un accento diverso, ma se è per questo cambia anche da Mestre centro a Marghera; non ci sono comunque i fondamenti per una trattazione separata.

6 commenti:

maxbloki ha detto...

bel post, da studioso autodidatta di croato trovo questi post molto interessanti e utili!

maxbloki ha detto...

bel post, da studioso autodidatta di croato trovo questi post molto interessanti e utili!

Jadran ha detto...

Grazie! L'intento è proprio questo, sono contento di esserti utile! :D

Biljana ha detto...

Torno da Rt Kamenjak e trovo Le lingue 3. Che degno ritorno! Grazie. :)

Jadran ha detto...

Solamente a Rt Kamenjak! Deve essere stato splendido, io non ci sono mai stato purtroppo, ma potrebbe essere una buona idea per il prossimo anno!

A proposito, proprio ieri ho spiegato a mio cognato che Rt non è una sigla come credeva... pensava che lo stessi prendendo in giro (lo capisco)!

Biljana ha detto...

@Jadran: Promentura è un paesino un po' insulso senza marciapiedi e pieno di case nuove brutte. Ma da lì in giù è uno spettacolo di mare e macchia mediterranea intatta con il Safari Bar da vedere letteralmente immerso in un canneto e fatto di materiali di recupero. Unico.
Il mio uomo ha detto "Rt? Cioè talpa?". E io: "No, quello è krt". :O

@Maxbloki: se sei un autodidatta di serbo-croato ti stimo tantissimo. :)